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Jean Lafitte

“Su di me? Cosa vuoi sapere di me puzzolente pendaglio da forca? Come osi, tu, guardarmi n volto e non farmi nemmeno una riverenza? Io sono Capitan Jean Lafitte, per grazie di Dio e volere della ciurma”.

Questo sentireste gracchiare se aveste mai avuto la fortuna, o meno, di poter porre questa domanda direttamente a Lui. Jean Lafitte è un gentiluomo di ventura, uno dei tanti che son finiti appesi per il collo finchè morte non è sopraggiunta. Un pirata. Uno come tanti, ma come tutti con una storia da raccontare di una vita vissuta tra crimini e misfatti, tra mare e vento, tra sangue e merda, tra rhum e grog. Si potrebbe pensare quindi che questa è una vita da dimenticare o che dovrebbe esser persa tra le onde del mare che più e più volte ha solcato trasportando schiavi tra le sponde dell’Africa e delle Americhe. Ma così non è. Come tutti, dal più sconosciuto, al più noto, hanno vissuto inseguendo un ideale che per molti è stata solo una luce lontana da raggiungere ma che sempre è fuggita: la Libertà.

Una Libertà con la “L” maiuscola, un qualcosa in cui credere e un qualcosa che forma ogni scelta della propria vita. Per questo il Capitan Jean Lafitte deve essere ricordato: non per quello che ha fatto, ma per quello per cui ha vissuto.

“Sei ancora qui a cercare di capire chi sono? Maledetto cane rognoso, togliti dal mio guardo e cerca di non ricapitarvi almeno in quando non sarò così ubriaco da non riconoscere più quella sgualdrina che ti ha messo al mondo! E tu cambusiere, apri la migliore cassa di rhum della mia riserva che è tempo di salpare”.

E’ tutto chiaro ora?

Per Dio e per la Libertà!