La paura dell’unanimità

Andiamo a memoria. Non che l’abbia buona ma proviamo.

Pensiamo a chi è stato concesso il lusso dell’unanimità. A memoria direi Castro, a memoria direi Hitler, aggiungerei Stalin e chi a lui ha fatto seguito. Ci mettiamo Gheddafi, Saddam, Assad? Ah si, abbiamo anche il nostro amico Ahmadinejad. Non ricordo unanimità per il Duce, ancorché essendo uomo romagnolo e pratico, decise di sciogliere le Camere. Che serve l’ipocrita votazione se poi si sa come finisce?

E da noi in Europa? Eh no, dopo i tre di cui sopra, dire che ha retto qualche decennio il Generalissimo Francisco Franco se vogliamo escludere gli Zar dell’Unione Sovietica.

Ed oggi? Oggi nessuno! Ah sì, forse c’è Lukasenko, ma insomma, lì fa freddo, e secondo i sondaggi del Pdl, suggeriti dall’amico Vladimir, nemmeno tutti sono certi che la Bielorussia esista per davvero.

Ed ecco all’improvviso che questo spettro, perché di questo si parla, torna di nuovo: unanimità.

Esiste qualcosa di più antidemocratico dell’unanimità? Statisticamente è improbabile che tutti la pensino su uno stesso argomento, figuriamoci su molti, allo stesso modo.

Ed invece no. Pare che tra “quelli a 5 stelle” si sia diffuso il morbo dell’omologazione. Il metalmeccanico, l’infermiera, la commessa e il cassaintegrato all’improvviso si ritrovano magicamente a pensarla uguale sotto il grande motto “hanno rotto le palle, mandiamoli a casa”!

“Il nostro no alla fiducia nei confronti di un possibile governo Bersani, dice il Capogruppo Crimi al termine delle consultazioni con il leader PD, è stato deciso all’unanimità dal Movimento 5 Stelle”.

Davvero questa unione? Davvero esiste questo pensar comune?

Perché è chiaro che le menti a pensare non siano più tante, ma solo una:

E’ fuori questione il pensare che una tale ricostruzione rivoluzionaria possa essere realizzata da coloro che sono i custodi ed i rappresentanti più o meno responsabili del vecchio regime, o dai gruppi politici basati sul vecchio profilo costituzionale. Né sarebbe possibile provocarla collaborando con queste istituzioni, ma soltanto costruendo un nuovo movimento che combatterà contro di loro allo scopo di perseguire una radicale riforma nella vita politica, culturale ed economica.

Che poi diciamocelo, leggendo questo sopra, non si può non essere d’accordo con il buon Beppe Grillo. Sì, urlerà, sputerà e dirà anche qualche parolaccia, ma alla fine dice cose giuste. Sì, ha ragione sì!

Uups, c’è un problema.

E’ che questo discorso non è suo, ma è stato scritto da un tale Joseph Goebbles e letto da un tale Adolf Hitler nel giorno del suo insediamento, democratico, nel Reichstag.

Questa è la paura dell’unanimità.