Un colpo di fucile

Il sospetto è in tutti noi. Si annida infido nel nostro buonismo. Si nasconde dietro il risvolto di un blazer. Ed esce tanto facilmente quanto lo è il gesto con cui ci si toglie gli occhiali.

Il sospetto poi diventa verità assoluta. Si cercano messia di questa verità. E se questi all’improvviso tentennano ecco che noi li giustifichiamo perchè il peso della croce è troppo forte da poter portare avanti da solo.

Il sospetto è forse tra i sentimenti umani il peggiore. Ti si infila dentro e solo quando lo esterni riesci a sputarlo fuori come una massa amara di tabacco da mastico. Ma a quel punto è lì, per terra, scuro, senza sapore. Non è più tuo, è di chi lo calpesta. Finalmente tu ne sei libero, del sospetto e dell’amaro che si incastra tra i denti.

Il sospetto è verità e come un’onda monta.

Ma chissenefrega, il sospetto non è più tuo. Si scarica su chi lo subisce, il sospetto. E lui, in un’infame inversione dell’onere della prova, deve difendersi da infamie e accuse.

E a quel punto c’è solo un’unica soluzione: essere colpevole. Sì perchè se sei colpevole allora sei pronto a difenderti. Hai la scusa in tasca. Hai il pelo sullo stomaco e sul cuore per rinnegare il Cristo prima che il gallo canti tre volte.

Altrimenti no.

Altrimenti affondi sotto il peso di un’accusa che trovi ridicola prima, assurda poi, vera alla fine.

Ecco, quando un film ti fa pensare tutto questo quando esci dalla sala, beh, allora è un film riuscito.

Il sospetto dipana la sua matassa in una meraviglia lineare. Senza gli odiosi salti temporali che spesso nascondono buchi di sceneggiatura. Mads Mikkelsen entra nel personaggio che sembra essergli cucito addosso. E un Cristo di oggi che si rivela in chiesa, proprio la notte della vigilia di Natale con tutte le piaghe delle sofferenze che l’uomo, l’amico, il fratello, la sua comunità gli hanno inferto. E’ un film che racconta una storia odiosa ma che va al di fuori della storia stessa. Un qualcosa che abbiamo sentito anche noi e che si avvicina orrendamente a storie mai fino in fondo svelate se non a colpi di accuse non troppo fondate.

Il sospetto ha i pregio di riuscire a invertire i valori positivi. Ciò che sembra essere orrendo diventa poi una bugia che però non si scopre sino in fondo quanto lo sia per davvero. I valori buoni invece si annidano in investiture quasi primitive come la consegna del fucile da caccia a chi raggiunge la maggiore età. E allora: chi è l’orco? E’ ancora lì o non è mai esistito?

Tutto si fonde in un paesaggio danese di boschi e cervi, di laghi e case isolate dal tetto rosso.

Tutto sembra ovattato, ma il colpo di fucile è sempre in agguato, pronto a squarciare un velo di bugie e di verità, di amore e di ipocrisie. E’ la sveglia che arriva improvvisa nella lunga notte invernale.

Il sospetto è un film da vedere portando con sè il cervello.

Altrimenti, statevene a casa.