Di spalle Oct20

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Di spalle

Scriverò oggi, di sabato, qualcosa di decisamente impopolare a leggere dai miei contatti sui social e in generale in rete. Non nascondo che questo mi inizi a preoccupare. Non che possa fare pensieri impopolari, cosa che peraltro mi gratifica molto, ma che molti dei miei “amici” la pensino diametralmente all’opposto di come veda io le cose.

Detto questo, chissenefrega, lo scrivo lo stesso.

Luogo: studi televisivi di La7 durante la trasmissione 8 e mezzo.

Argomento del giorno, anzi di ieri sera in TV: quanto lo stato debba sovvenzionare la cultura, quanto lo stato debba essere assistenzialista.

Piano sequenza: la Roscia Lilli Gruber, il Tenebroso Favino, lo Sfacciato Zingales. Se dei primi due non si han dubbi, il terzo è professore (italiano) all”University of Chicago.

Si inizia piano, ma pianissimo dicendo cose di una scontatezza che mancava solo il Protocollo di Kioto a chiudere le ovvietà della serata. Nella noia più mortale del perbenismo benpensante, ecco che si sveglia la iena Zingales. Che se una cosa hanno gli americani più del resto del mondo, è l’abitudine al dibattito. La discussione dialettica è la base della crescita di ogni cultura: l’ebraismo insegna in contrapposizione alla cultura islamica, ma questo è un altro argomento.

Bene, la iena Zingales si incazza e prende di punta il disorientato Favino che pensava di portar a casa la serata seguendo lo schema italico, pallosissimo, di tutti i talkshow: io parlo, tu stai zitto, dopo 5 minuti di monologo parli tu, possibilmente non rispondendo o almeno cercando di parlar di altro. Una follia a cui noi siamo abituati, ma pensateci bene, si dialoga? C’è un miglioramento?

ok, ho divagato io, la iena, dicevo appunto, si incazza e inizia l’attacco frontale:”e con che soldi volete che si sovvenzioni il cinema? Volete meno tasse, ma volete che lo Stato paghi ogni cosa”.

STOOOP: qui già so che in molti, o almeno i pochi lettori, hanno l’istinto bieco di contestarmi. quindi, leggete quanto segue:

io sono a favore che lo Stato sovvenzioni la cultura. Ancora: io sono a favore che lo Stato sovvenzioni la cultura.

Chiaro?

Bene, lo sono non per un motivo morale, anche se non è da escludere, ma soprattutto per una ragione economica. La cultura ha il più alto moltiplicatore di reddito tra gli investimenti che gli enti pubblici affrontano. Mi spiego meglio: i soldi spesi nella sanità non producono guadagno economico, ma solo sociale (anche esso fondamentale, ben inteso), i soldi nella cultura invece hanno un moltiplicatore pari a 6. investi 1 euro per un film, ne porti, tu Stato, a casa 6.

Bene, detto questo, il buon Favino barcolla e allora da torello rosicone, e ve lo dice un romano che riconosce l’occhio della rosicata, ribatte: “non mi metta in bocca cose che non ho detto”.

Ed aveva detto delle verità inconfutabili: “Come si fa a dire che la cultura non porta il pane a casa, a volte ho visto spettacoli teatrali che mi hanno saziato più di una cena dal migliore tra gli chef possibili”.

Che? Ho capito bene?

Favi’, qui nun se parla de magna’ bene, qui se parla de magna’ ebbasta! E su…

E allora la iena risponde: ” e perchè non sovvenzionare i libri? non sono pur quelli cultura? E perchè non sovvenzionare la cucina? non è anche quella cultura? e le auto? Non è anche quella cultura?”

Favino: “non mi metta in bocca cose che non ho detto. Ma soprattutto, professore, lei perchè non insegna a Terni invece di insegnare a Chicago?”

Ecco, ditemi voi che domanda è questa. Ditemi voi se non ha fatto bene Zingales a rispondere: “per le leggi di mercato, lì mi pagano più che a Terni”. E’ forse questo un affronto? Ma dimmi Favino amico mio, come mai hai deciso di fare Angeli e Demoni invece di fare solo il piccolo cinema indipendente italiano? Ma dimmi Favino amico mio, se ti avessere offerto parti importanti a Los Angeles, staresti ancora a sbatterti tra la Tuscolana e la Prenestina per fare ruoli, anche ben interpretati, da caratterista?

La verità è quella del buon prof di Chicago: “la sovvenzione uccide la qualità”. Se ho la certezza di prendere soldi da qualcuno a prescindere da come venga fuori il mio prodotto, perchè mai mi dovrei sbattere? Noi siamo quelli “che non salgono a bordo, cazzo” ma che poi passano alla cassa.

E poi leggo: “bravo Favino hai sfaltato il professore”, “la verità a volte viene confusa con il populismo”, “arrogante Zingales preso a schiaffi da Favino”.

Ma ci sta, lo capisco il tifo per il bello-populista-simpatico rispetto alla iena che dice solo cose sconvenienti. Bisognerebbe pensare però ad ogni azioni corrisponde una reazione. Se tiro da una parte tolgo dall’altra. Non galleggiamo sul petrolio, tendenzialmente lo facciamo su altro egualmente maleodorante ma di scarsissimo guadagno. Non possiamo pensare di volere: più sanità, più pensioni, più opere pubbliche, più soldi nella ricerca, più sovvenzioni alla cultura, più soldi nella salvaguardia dell’ambiente. E tutto abbassando le tasse.

No, non bastano le cazzate che urla quello che attraversa uno stretto a nuoto, e che comunque ha ancora fiato per spernacchiar sentenze. Non bastano le sentenze di cantastorie in mezzo a testi dimenticati di canzoni di successo. No, non bastano. Ci dobbiamo mettere in testa che siamo noi la soluzione del problema, siamo noi con il nostro impegno e con la nostra testa e le nostre idee a poter girare. E per far questo, per cambiare noi se necessario che ci si metta difronte le nostre responsabilità, senza gli aiuti di papà Stato, senza la copertura di mamma Italia. Iniziamo a uscire di casa, smettiamo di essere mammoni che sennò rischiamo di dar ragione a quello che ci dava dei bamboccioni.

Nel resto del mondo a 30 anni si hanno 3 figli e un progetto di vita, da noi si può ancora attivare la card Tim Young!

Ma soprattutto, basterebbe che non guardassimo sempre e solo da una parte, dovremmo provare ad avere un pensiero singolo e non collettivo.

E per un attimo proviamo a metterci si spalle, magari di là l’orizzonte è un po’ più lontano.