Delhi Aug28

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Delhi

Cosa c’e’ di piu’ trandy di avere una macchina con aria condizionata che ti scarrozza nelle vie alberate della Delhi bene, guidata da un autista Sikh con tanto di barba lunga e turbante arancione? credo poche cosa al mondo possano pareggiare una simile squisitezza. insomma il signor Punjab, nome della regione da cui ovviamente viene, mi ha portato in giro a vedere le ultime cose qui nella capitale del sub-continente. detto che non basterebbe nemmeno un mese per capire una citta’ cosi’ grande, e’ comunque gratificante farsi un’idea di dove sto trascorrendo i miei ultimi giorni indiani.

ieri ho affrontato la Old Delhi. li’ ho ritrovato molto dell’india che ho vissuto nell’ultimo mese. mancano le mucche e devo dire che si nota presto la loro assenza. il senso di tranquillita’ e di disinteresse dal caos immane che si scatena a pochi centimetri dalle loro orecchie e’ rilassante. ti viene da pensare:”ma se non si preoccupano loro, perche’ ti devi preoccupare te?” li’, nella Delhi old style, mancano i vialoni alberati e le grandi boulevard proprie della Delhi new style. li’ e’ tutto piu’ attaccato. i negozietti dei bazar terminano nel banco del loro vicino. tornano i bambini che con un gesto della mano si indicano la pancia e con l’altro la bocca sussurrando chapati (pane). insomma, la nuova Delhi sembra piu’ che altro un avamposto di cosa domani potrebbe essere l’India intera. ma di strada ce ne e’ ancora tanta e visto che qui si va lenti, di tempo ancora ne manca.

poi c’e’ la New Delhi, quella dei negozi monomarca e dei mall luccicanti. qui le donne hanno lasciato scivolare a terra il sahri per inguanarsi in jeans all’occidentale. non so se ne hanno guadagnato sia in comodita’ sia in sensualita’. tutto diventa piu’ grigio, non sono piu’ le persone a regalare colore all’ambiente, ma sono i neon dei negozi e dei fast food che si riflettono sul grigiore delle persone occidentalizzate nell’aspetto. non si deve pero’ pensare di stare in una citta’ occidentale. per strada trovi ancora i tuk-tuk dove dormono gli autisti in attesa che qualcuno li svegli per una corsa.

la sensazione continua che mi da’ questa citta’ e che e’ sospesa. sospesa tra il nuovo e vecchio. si vuole con grandissima voglia il nuovo perche’ tutto sembra luccicante ma se poi tutto questo luccichio si trasformera’ in vetro come per gli indiani di Cortes e Pizarro?

oggi poi ho visitato un posto davvero molto molto strano: il Bahai Temple, o anche Lotus Temple. iniziamo dall’architetture. immaginate un enorme fiore di loto che sta per schiudersi. immaginatelo grande, bianco di cemento armato rivestito di marco. immaginate che questo sia in mezzo a giardini curatissimi con aiuole curatissime. ecco, avete immaginato il Lotus Temple. e mi domanderete, a chi e’ dedicato questo tempio? una volta ai topi, una alle scimmie, una alle mucche, e stavola? beh, stavolta, questo tempio e’ dedicato a tutti. tutti gli dei Hindu? no, no. a proprio tutti tutti. al Dio dei cattolici a quello degli ebrei ad Allah, a tutta la miriade di divinita’ Hindu. insomma proprio a tutti. nel 1800 un ragazzo iraniano, di shiraz, non terra di vino, ma terra di Persepolis, ha avuto la chiamata dal Dio supremo per comunicargli che era ora che noi la smettessimo di dividerci tutti nelle nostre piccole religioni. la religione e’ universale, il Dio creatore e’ uno solo e cosi’ via. ora, i precetti di questa religione si basano anche su meravigliosi concetti umanitari che difficilmente si possono contestare. starete sentendo un dubbio serpeggiante in questo. beh, non posso nascondere ma io da qualche parte ci vedo del marcio. la sensazione quando sono entrato e’ quella che deve aver provato ulisse nel sentir cantare le sirene. Stop al caos di Delhi. Aria fresca delle vasche piene d’acqua. Corridoio luminoso al tempio. tempio bianchissimo e accogliente. moltissime volontarie, anche molto carine, tanto da pensare che avessero passato un casting, che ti chiedono se hai qualche dubbio, se serve qualcosa, se ti possono essere utili. aggiungiamo che questo e’ l’unico tempio in india in cui non ho pagato l’ingresso. Domanda: come si regge tutto sto baraccone? Voglio esser chiaro, quello che mi e’ venuto in mente e’: questa e’ la classica setta appoggiata da qualche riccone americano impazzito. ma non voglio essere sospettoso e quindi lascio al giudizio di tutti voi quello che ho visto oggi. rimane il fatto che i precetti insegnati sono cosi’ condivisibili che sono piu’ o meno scritti su tutte le carte dei diritti dell’uomo e su molte delle nostre costituzioni, divinita’ e santoni esclusi.

ora mi aspetta un’altra esperienza che mi sono lasciato per ultimo: il cinema. questa sera mi tocca: Sikh is Kinng. non ho scritto male, proprio come leggete. vi raccontero’ domani dettagliatamente la trama che non capiro’ visto la mancanza di sottotitoli e quant’altro.

a domani!