Tags

Related Posts

Share This

Da Udaipur a Delhi (seconda parte)

Dove eravamo rimasti? poco importa, rinizio da capo. no, okok, tranquilli non vi ammorbo nuovamente con un vomito infinito di parole. ma un paio di cose da raccontare in questo tragitto ci sono.

inizio da quella che mi ha fatto pensare. chi di voi mi legge e mi conosce personalmente, sa quanto poi io sia innamorato del mondo arabo e dell’islam. spesso non riesco nemmeno ad essere eccessivamente obiettivo. forse non lo sono perche’ quando sono stato ospite nelle loro terre ho avuto un trattamento degno di un re. forse e’ la mia faccia che appartiene molto piu’ a loro che all’italia e forse perche’ non sono “l’altro” nella loro terra. perche’ sto parlando di islam quando sono nella terra di lord shiva, di ganesh e di tutti gli altri dei con mille faccie e centinaia di braccia? perche’ l’india l’islam lo sta coltivando da dentro. e’ come un figlio che cresce nel ventre molle della grande madre ma per poi uscire quando gia’ e’ grande almeno come la sua genitrice. sono numericamente inferiori, occupano ancora le classi piu’ basse della societa’, quasi come fossero fuori casta. pero’ crescono, si moltiplicano, sempre piu’ occupano spazi e a volte con esplosioni si fanno sentire nei luoghi che l’india ha piu’ cari. quindi? quindi diceva il mio vicino di treno nella tratta che da ca da ajmer a Delhi, quando saranno come noi, tempo previsto 50 anni, sara’ davvero un grave problema. e lo sara’ si. come ho avuto questa sensazione? mi manca da raccontarvi una tappa di avvicinamento che ho fatto tra udaipur a Delhi: ajmer. ajmer e’ un posto importantissimo di pellegrinaggio dei musulmani e lo si vede. lo si vede dai sahri neri delle donne, dalle scritte che da tondeggianti si allungano su campi verdi. da uomini divisi dalle donne. dalla fine del magnifico occhio rosso che e’ impresso sui volti scure delle indiane. e’ tesa l’aria che si sviluppa attorno alla moschea. la folla e’ fitta, in parte sembra anche fanatica quando urla per chiedere offerte che vengono gettate forte su bandiere spiegate. dentro e’ la solito spettacolo della moschea:uomini da una parte, donne dall’altra. ma e’ anche un posto vivo, un posto in cui non si viene solo per pregare ma anche per vivere. manca pero’ qualcosa. il sorriso dell’india non c’e’. una ragazza mentre cammino mi getta la spazzatura davanti ai piedi. come cerco di spostarla lei mi guarda mi chiede:”what’s your problem?” e seguita a sporcare la strada che cammino. e’ triste pensare che uno stesso popolo abbia un comportamento diverso per un qualcosa che prescinde dalla loro stessa natura. questa e; ajmer, arroccata e insalita. bella e piena di colori nel bazar e nelle strade che arrivano alla moschea.

piena di colori, piena di sapori come il pane fresco che viene sfornato in continuazione, ma con un’anima nera come la notte che nasconde sotto un velo i denti bianchi di una donna che magari avrebbe voglia di sorridere.

parole tristi ma vere.

a presto!