i cinesi in cina non ci stanno!! May02

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i cinesi in cina non ci stanno!!

Per colpa o merito di un’errata sincronizzazione della mia casella mail, è riapparso questo messaggio che scrissi il lontano 12 agosto 2006. Inutile dire quanto ero distante da ora, da dove sono ora e da cosa sono ora. Però è incredibile quanto poi io sia quello e quanto quello manchi a questo che sono ora.

in ogni caso, dall’atrio dell’hotel di Kashgar, pieno di prostitute, scrissi questo:

P.S. Lascio gli errori ortografici: avete mai provato a scrivere su una tastiera cinese mettendoci sopra una velina che traduce i loro simboli nelle nostre lettere?

 

allora,

diamo una premessa aurea a questa mail: sono ubriaco di birra cinese e di una strana ostanza che mi hanno dato!! ora sperando che quest’ultima non mi provochi una dissenteria che interrompa la mia mail prima del termine naturale della stessa, provo a raccontarvi quello che ho vissuto oggi. svegliato con un orario che sembra da nullafacente (quale sono peraltro) ma che in realta’ non lo e’: ore 11 e 30 di pechino, quindi circa le nove e mezzo mi sono incamminato nella calda, 38 gradi, kashgar in cerca di una colazione degna di nome. cosa meglio di un caffe’ alla backpacker dietro il mio hotel? il primo espresso decente, o meglio, il primo espresso alla cannella deglutibile! contratto un prezzo decente per un taxi che mi scarrozzi in giro per le tombe di alcuni governatori del XVI secolo della provincia. trovato un prezzo decente vado. arrivo alla prima tomba, un piccolo taj mahal! azulejos portoghesi lo ricoprono nella sua totalita’, una pace lo circonda. ammiro profondamente il modo di vivere islamnico dei luoghi di culto. non spicca solo il rapporto con dio. il rapporto con il luogo e la gente ti prende e ti avvolge. ombrosi patii dove riposare sono la cosa che prende. chiacchiere con chi non sa cosa sia la realta’ da cui vieni…mi sono trovato a parlare con una yughurta che non aveva idea di altre realta’ diverse dall’islam. si finalmente una voce femminile ti permette un dialogo! da li’ torno nel caos metropolitano della capitale dello xing jang! il comunismo ha lasciato una traccia indelebile nel tessuto cittadino. una statua di mao, almeno una ventina di metri guarda garrire le bandiere rosse su un improbabile zoo in cui i locali giocano a biliardo. chi di noi non desidererebbe contendersi una otto nella buca centrale con una capra marco polo? chiaramente nel mio caso, ha vinto lei!! una ruota panoramica crea un’aureola all’unificatore della patria! da li’ parte la citta’ vecchia. un dedalo di strade creato da case in adobe (fango) ospita i mestieranti della citta’. nonostante il mercato della domenica sia sontuoso sembra non essere merce’ dei turisti. la gente ti regala sorrisi silenziosi e nascosti. guardano il ferro rosso scaldato mentre i martelli si abbattono per forgiare vanghe, coltelli o altri utensili utili. si, ci sono mestieri che da noi ormai sono delle macchine. chi penserebbe mai di fare un cardine a mano? fornai, falegnami si alternano. le donne, molte con il viso cperto, lanciano sguardi curiosi. ma una particolarita’ salta all’occhio. nessun cinese: kirghizi, yugurti, uzbechi, turcomanni. come si riconoscono? beh, non hanno ne riscio’ e bicicletta!! no a parte gli scherzi. iniziando a vivere le realta’ del luogo, gli occhi a mandorla iniziano a non sembrare tutti uguali! i vestiti cambiano colore, i cappelli definiscono la provenienza, i mestieri stabiliscono la classe! bella vedere un posto in cui le culture, simili all’apparenza, si confondono. odori di improbabili pesci si mescolano con i profumi del pane appena sfornato. peraltro fanno una pizza alla cipolla degna di nota! mi resta pero’ da raccontare di ieri sera. finita la cena in un ristorante yughurto (figli dei figli di gengis khan, per capirci), finisco in un club. tutto lo faceva sembrare una casa chiusa! in realta’ no, o forse si. piccole stanze ospitano locali che cantano con ragazze che vengono scelte dalla stanza delle donne. ok, tranquilli, non mi ci sono fermato. non per le donne ovviamente, ma chi sa mai contare il successo del momento in cinese? non avrei mai voluto fare brutta figura no? me ne vado da li’ e giungo nel bar per gli stranieri. saremmo una decina in una citta’ di un paio di milioni, troppi vero? li’ conosco una svizzera attempata che da 3 mesi e’ in giro e che non tornera’ prima di ottobre a casa! conosco un paio di coppie che stanno andando a pechino, 2 ragazzi che stanno facendo parigi-pechino in moto! insomma, alla fine mi rendo conto che sono l’unico che sta tornando a casa, chiaramente mi deprimo e la voglia di est, non di ovest, e’ forte! ma torno, lo so che non potete fare a meno di me! nulla di nuov per ora, vorei raccdontarvi di sust, luogo di frontiera in pakistan, ma forse non e’ questo che vi aspettate dalle mie mail. forse non sono i luoghi che vi devo dire, sono gli odori, le impressioni, i volti, le sensazioni sono quelle che dovrebbero uscire dalle mie mail. di certo posso solo dire che e’ un viaggio totalizzante. tutto e’ diverso da quello che si e’ abituati a pensare di un viaggio. non c’e’ nulla che giustifichi oltre 12mila km di distanza. non c’e’ la grande muraglia da vedere, non c’e’ un colosseo da fotografare, c’e’ solo lo sguardo torvo di un vecchio incorniciato in una barba bianca, un bambino che fa nudo il bagno in una fontana, una donna che si copre per evitare uno scatto impudente. insomma, le cose le devi cercare ma allo stesso tempo ti circondano. passeggiare nella citta vecchia che un tempo ospito’ i grandi viaggiatori. immaginare un patio verde nel marrone dell’adobe di una casa. sorseggiare un the che da mille anni ha lo stesso sapore e’ emozionante. ma se queste sfumature vanno perse, nulla altro giustifica la fatica. insomma, non un colore acceso, ma i toni ocra di sfumature che scompaiono mi stanno accompagnando. ok, chiudo qui, sto diventando troppo serio e poi il rischio che qualcuno cestini le mie prossime mail e’ elevatissimo. domani mercato del bestiame, qualcuno vuole uno yak? una capra di marco polo? una barbetta di una capretta del kashemire?

un saluto

f.