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Giro di boa

A dir la verita’ il giro di boa e’ gia’ avvenuto qualche giorno fa. e quando si va di bolina, spero di aver azzeccato il termine velistico senno’ avro’ belle critiche da chi mi legge, tutto scorre molto piu’ velocemente.

devo fare una premessa. in questi tre giorni a jaisalmer mi sono un pochino rilassato anche con qualche confort maggiore rispetto ai miei standard: piscina, camera con vista, birre recapitate a domicilio, insomma, tutto quello che si puo’ desiderare lo si ha al suono di:”everything is possible sir, two minutes”. poi poca importa che i due minuti indiani abbiano una durata indefinita, che fretta c’e’? che si deve fare? e quindi con il tempo lento tutto passa veloce come da un finestrino di un treno in corsa. fatta questa premessa arrivo al fatto. mi trovo al bar, ordinando un club sandwich, desiata pausa al trionfo di spezie a cui e’ sottoposto il mio palato da qualche giorno, e mi ritrovo una coppia di milanesi, madre e figlia, che mi guarda sbalordita e mi dice:”ma tu mangi le verdure?” ed io:”signora, e’ solo questione di tempo. passata la bufera intestinale che presto o tardi la colpira’ anche lei desiderera’ le verdure”. il dialogo si sviluppa quindi sul binario: tuseimattochefaiquestiviaggi e iononmangionemmenomortaadunbanchettoperstrada. arriva infine la domanda che mi ha fatto pensare “ma alla fine non pesa un po’ troppo un mese in india?” in effetti se pensassi ai primi due giorni potrei anche dire, e forse l’ho pensato, che un mese sarebbe stato drammaticamente lungo. quindi ho capito che un tempo di vacanza pesa solo a chi in quel paese ci galleggia solo. chi nel posto dove vive non si infila nelle pieghe, anche maleodoranti, di chi ci vive. come se per 15 giorni sorvolassi un posto senza mai toccare nessuna delle cose che dall’alto ti vengono mostrate. allora si, diventa terribilmente noioso e lungo. se invece ti tuffi, e per far questo ci vuole tempo e forse un po di stomaco, nella quotidianita’ allora il tempo vola. un giorno guardi la data sul tuo orologio e il giorno dopo ne sono passati 10 di giorni. il tempo scorre veloce come quando si e’ a casa e si dice:”caspita, siamo gia’ a natale!” e perche’ li’ allora dovrebbe scorrere piu’ velocemente che qui. a casa abbiamo molti piu’ tempi fermi, molte piu’ pause che freneticamente e compulsivamente riempiamo con qualsiasi hobby, anche il piu’ idiota che ci sia. finiti gli hobby ci bruciamo davanti alla tv. insomma il tempo a casa potenzialmente e’ fermo mentre quando abbiamo da fare vola, e qui di cose da fare ce ne sono molte e forse una vita intera non basterebbe. allora come mai si percepisce una sofferenza nel pensare che un mese potrebbe essere troppo? la risposta che mi sono dato, banale che sia, e’ che spesso il viaggio venga vissuto come una sofferenza nel vedere compulsivamente le cose, per poi tornare a casa e raccontare le volte che si e’ quasi morti, le volte che gli scarafaggi hanno camminato sul nostro letto o nefandezze del genere.

e se invece il viaggiare fosse solo il vivere una pezzo vita, corto che sia in un altro posto? e se il viaggiare fosse solo un cambire per un periodo di tempo il nostro stile di vita seguendo quello del posto che ci sta ospitando?

credo che se tutti noi una volta sola riuscissimo a fare questo, si avrebbe la netta sensazione che un mese di vita e viaggio sarebbe davvero pochi. si vivrebbe quel periodo con un senso di claustrofobia totale. ecco allora che un mese starebbe stretto a chiunque, ecco che un mese basterebbe solo ad inumidire le labbra di un sapore che qui avrebbe il calore del curry.

pensando quindi ai giorni passati come al solito mi sono tornate in mente le fotografie delle persone, piu’ che dei monumenti che ho visto. quella con i colori piu’ vivi forse e’ varanasi, ma quella che ogni volta mi fa stringere il cuore e’ senza dubbio calcutta. nulla, considerando quello che ho visto e’ come calcutta. parlavo della grande madre. parlavo dell’india che ti accoglie e ti tiene tra le sue grandi tette anche se aride di latte. beh, forse l’india di calcutta un po’ ti sputa per terra e vede sei sei gia’ capace a camminare con le tue gambe. e’ una madre che ti vuole gia’ svezzato. non c’e’ tempo li’ per tenerti troppo sotto la sua ala protettiva, non c’e’ tempo. e di questo se ne sono accorti le migliaia di persone che la notte vanno a cercarsi un angolo riparato per dormire. ed un angolo riparato e’ anche una mezzeria stradale sotto un cavalcavia. poco importa se a pochi centimentri dalla testa addormentata sfrecciano i tuk tuk impazziti. li non piove, li si sta tranquilli, li si riesce a dormire.

ma a pensare indietro calcutta e’ molto lontana nei giorni. in realta’ non troppo piu’ lontana di delhi che ha il suono sinistro di casa. eppure la strada per deli mi sembra gia’ tutta illuminata con un binario che corre alla velocita’ della luce. spero quindi che il vento soffi piano per regalarmi in questi giorni che mancano gli ultimi odori che riusciro’ ad immagazzinare, conscio che tutto quello che gia’ ho avuto e un dono che solo una grande mamma puo’ dare.