Il Taj Aug13

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Il Taj

Se lo merita proprio un articolo dedicato a lui. spesso quando si ripone in qualcosa un’aspettativa molto grande, al momento della verita’ si rimane sempre un po’ delusi. per il Taj cosi’ non e’.

solo dai tetti dei palazzi piu’ alti di Aga si riescono a vedere le guglie bianche del Taj, altrimenti agra tenta di nasconderlo dentro giardini, dentro le mura rosse che lo racchiudono. sembra essersene andato da Agra, infastidito forse dallo smog e dai clacson e dal fango che sono ovunque in citta’. ma il Taj e’ li’, fermo, immobile, ghiacciato nel tempo come ricordo immemore di un amore terminato con un lutto. “Una lacrima di marmo sul volto dell’eternita'” lo hanno definito. nulla ho trovato che potesse avvicinarsi di piu’ al Taj. per chi sotto l’ombrellone non avesse voglia di andare su google e capire cosa sia il Taj ve lo spiego in mezza riga: il Taj e’ il monumento funebre che un Moghul ha dedicato alla favorita delle sue mogli morta durante il parto del loro quattordicesimo figlio.

per arrivare al Taj Mahal si percorre un giardino, senza macchine, senza clacson, senza smog, nulla che scoppietti e inquini puo’ avvicinarsi oltre 500m al Taj. superato il giardino pieno di funghi che ti chiamano dicendo”do you want guide sir? where are you from sir? You look indian sir!”, si sbatte contro le mura rosse che racchiudono il gioiello. superate le mura e’ lao stupore a prendere il sopravvento. un viale bianco fatto di cielo, la luce si riflette nello specchio d’acqua, porta dritto in viso al Taj. non e’ un approccio laterale. il Taj ti sbatte in faccia come un tir contromano. e’ bianco, e luce, e’ armonico, e’ triste. no lo so, forse sono partito con il preconcetto di cosa fosse il Taj, ma no mi ha datola sensazione di serenita’ ma di vita vissuta di una moschea. mi ha dato l’idea di qualcosa che dovesse rimenere li’ per l’eternita’ e chiunque decidesse di avvicinarsi a lui saerbbe solo per un momento senza nemmeno increspare di un’onda l’acqua ferma che lo circonda e in cui lui si specchia. se a questo si aggiunge poi la triste storia del sovrano incanutito in una notte per il dispiacere del trapasso della sua amata tutto diventa ancora piu’ fermo. il sovrano poco tempo dopo verra’ deposto dal figlio che lo rinchiudera’ nel prospicente Agra Fort che sara’, fino alla fine dei suoi giorni, il so carcere dorato. il sovrano cosi’ sara’ costretto da allora a guardare da lontano la sua opera senza mai avvicinarsi alla sua amata, un secondo distacco, una seconda morte. solo la terza morte quella dello stesso Shah Jahan lo avvicneranno nella sepoltura alla sua amata Mumtaz.

insomma, triste storia e’ vero, ma vi assicuro che il Taj non trasmette altro che questo. tralascio il resto di Agra, oramai gia’ alle mie spalle. ora sono a jaipur, citta’ del Marajah, lui ben vivo e vegeto rinchiuso nel city palace dove dall’alto vede il traffico caotico e i turisti che respingono le guide che offrono i loro servizi.

il viaggio per arrvare qui e’ stato breve, treno e scarafaggi, ma d’altronde, non sono mica in svizzera no? peraltro, una gentile famigliola accanto di scompartimento mi hanno riempito come un tordo di strani semi dolciastri. come finivo a fatica il barattoletto regalatomi, questo si riempiva nuovamente senza potermi opporre. solo il dolce sonno della famigliola mi ha salvato da una costipazione certa.

ok, vado, ha smesso di piovere e jaipur mi aspetta. rimanete voi a pensare se e’ meglio un gioiello in vita o una lacrima triste che rimarra’ per sempre sul volto dell’umanita’. spogliato dall’egoismo e dal materialismo momentaneo io non avrei dubbi.