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Sputacchinado per l'India

Agra, la terra del taj Mahal. ma ancora non l’ho visto, aspetto domani mattina per gustarmi uno degli spettacoli piu’ belli del mondo, spero. come il boccone buono del dolce che lasci per ultimo cosi domani il magico Taj.

ma perche’ sputacchiando per l’india? l’ultimo aggiornamento l’avovo fatto da khajurao, da li’ mi ha caricato in macchina il buono e grasso babalu’, un nome un programma, peraltro perfettamente rispettato. Mr.  Babalu’, oltre a guidare come un orso, ha un piacevole vizio: ogni 3 minuti si ficca in bocca una puzzolentissima dose di tabacco da mastico che dopo una decina di minuti, quando la saliva gli ha rimepite le immani guancie decide di espettorare aprendo la portiera, fermo o in corsa che sia. inoltre, il magnifico Mr. babalu’ non conosce l’India. credo non sia mai uscito dal suo villaggetto, forse dal salotto di casa dove guardava cricket dalla mattina alla sera espettorando sul tappeto. quindi il piu’ volte citato Mr. babalu’ chiede in continuazione indicazioni. ma come si puo’ chiedere indicazioni se hai la bocca piena di tabacco misto a saliva e quant’atro? semplice non parli ma gargarizzi! insomma, con un gargarismo lui cerca di dare un suono comprensibile alla sua voce per chiedere la strada. chi lo ascolta in un primo momento non capisce e lo guarda ocn fare indeciso e poi gli da un’indicazione piu’ o meno valida, poverino, come puo’ capire cosa ha chiesto mr. Babalu’? se poi quello a cui deve chiedere indicazioni e’ dalla mia parte, lui si appoggia con l’enorme adipe, mi apre il finestrino, evidentemente mi reputa incapace, e mi sputacchia di abva fino a quando non reputa di essere soddisfatto. insomma, chiaro ora il perche’ si sputacchia per l’india? in ogni caso, ho controllato la mia carta gialla delle vaccinazioni internazionali e credo di essere coperto anche per gli immondi sputacchi!

detto questo, che non e’ gia’ poca cosa un po’ di racconti. Inizio dalla fine: Agra. per ora agra mi sta innervosendo un po’. chiaro, e’ il primo posto di grande turismo indiano dove arrivo. le finte guide, i venditori di cartoline e tutti i guidatori sono insistenti. se si dovesse passare il tempo a rispondere a tutti, il giorno sarebbe un grande: no thanks  no thanks  no thanks  no thanks  no thanks! ma sicuramente domani il taj mi regalera’ molto di piu’ di quanto io abbia perso in pazienza.

ma i giorni passati sputacchiando mi hanno portato in posti davvero magici. a volte mi sembrava di essere caduto nei racconti de il lkibro della Giungla. templi persi nella foresta che a mala pena riescono a mettere fuori il capo dal tetto verde che li avvolge, scimmie che si arrampicano, avvoltoio che allargano le ali al mattio sopra le guglie delle fortezze per asciugarle dall’umidita’ notturna. Orchha, questo e’ uno dei posti che ho visto. Orchha significa: La nascosta. e nascosta lo e’ davvero.  li’ le persone lottano tutti i giorni per respingere l’assalto della foresta che cerca di riprendersi cio’ che le e’ stato sottratto. orchha la citta’ di krisnha, la citta’ in cui credono il dio viva ancora. la sera e’ magica. tutti gli abitanti al tramonto entrano nel tempio e iniziano una nenia lenta ma coinvolgente. prima solo le voci poi battiti di mani e canti si aggiungono rendendo le variopinte piastrelle un posto mistico in cui il tmepo e’ fermo. un posto dove non suonano i clacson impazziti, un posto dove si calma il caldo umido, un posto in cui il tuo kharma, e solo qui si capisce che davvero ne esiste uno, prende forma. dafvanti al tempio poi un palazzo enorme abbandonato pieno di guglie e stanze. un ragazzo con la torcia mi apre le strade sui rapidi scalini sino ad arrivare sulla sommita’. da li’ si vede orchha, davvero poca cosa a confronto del verde che la inghiotte. il castello al mattino ha una luce sua. il rosso del sole sbatte sull’arenaria di cui e’ costruito e riporta il colore dei tempi migliori. i tempi in cui moghul comandavano da li’ territori immensi ed eserciti che facevano tremare la terra. ma ora la terra ha ripreso cio’ che era suo. il castello piano piano sta scomparendo sotto lo strato verde, gli alberi crescoo ove dormivano i re, pecore mangiano ove gli harem erano pieni di donne meravigliose, mucche dormno sui fondi asciutti delle piscine. e se mai un moghul dovesse essersi reincarnato in uno dei nuovi abitanti del castello potrebbe capire quanto e’ stato di passaggio e di chi ora  veramente e’ la sua reggia.

altri posti poi, da jansi a gwalior, da agra a Fathipur. castelli arroccati con strade affiancate da enormi statue, palazzi lucenti appartenuti ai grandi del passato. insomma, quello che ho visto mi ha dato solo una grande sensazione. non c’e’ solo la bellezza splendente di una nostra cattedrale. qui la bellezza e’ nella decadenza del monumento. di quanto antico sia e quanto questo si pieghi alla natura. anche llui segue il suo kharma anche lui si inserisce perfettamente nel grande disegno divino del dharma.

domani il Taj, immenso atto di amore nel momento del trapasso e poi finalemnte il deserto del Rajastan. sono quasi a meta’ del mio viaggio ma mai come prima ho capito che questo viaggio non bastera’ a capire nemmeno un centesimo delle faccie sorridenti che accompagnano i miei passi.

e’ come se volessi riempire un mare sputacchiando tabacco su una strada polverosa che mi porta alla mia nuova meta.