Un’allucinazione collettiva

Ha smesso di piovere. Umidità. Le luci accese. Il telefono non prende. 80mila persone, circa, urlano, soffrono, esultano, soffocano e gridano. 22 uomini corrono su un campo. E’ il 12 dicembre. E’ Roma-Juve. La Roma del “progetto” la Juve del miracolo tricotico Antonio Conte.

Continua a non piovere. Un tavolo. Una dozzina di persone. Un dirigente della Roma. Parole di calcio. Opinioni differenti. Progetto, idea, gioco, Barcellona, futuro.

Non piove. 2 di notte. Umidità. 5 persone. Una pizzeria che chiude. Le ultime parole. L’illusione collettiva.

Ecco proprio da questo voglio partire per raccontare una serata surreale, un post partita in realtà. Per la seconda volta ho la fortuna, e lo dico senza nessuna malizia, di confrontarmi nel dopo-partita con chi vive “dentro” la Roma. E’ interessante capire quanto sia differente la percezione di chi paga, come me il biglietto e chi invece organizza lo spettacolo per cui tutti noi, intendo tifosi, soffriamo. Come sempre, quando si parla di calcio, ognuno ha visto una partita differente: chi ha visto un Totti sontuoso, chi una Roma straripante, chi una Juve che ha dominato e chi uno Stekelenburg miracolo. Insomma, cento partite in soli 90 minuti. Ma fin qui è tutto normale. Quello che mi è sembrato surreale è la percezione che la società, o chi questa la vede dall’interno, ha dato ai poveri “uomini della strada” che hanno assistito alla partita da un posto lievemente meno confortevole di una tribuna autorità. Quello che ne emerge è che la Roma va bene, il gioco è perfetto, entro 6 mesi giocheremo come il Barcellona e che “ride bene, chi ride ultimo” quando sussurro che forse finiremo sotto i nostri cugini, come peraltro mi importasse qualcosa!

L’ostinazione con cui si difende un’idea è onorevole. Devo peraltro ammettere che per molta parte dell’idea sono anche io affascinato. Mi piace l’investire sui giovani, comprare delle prospettive e non giocatori già affermati. Mi piace pensare che vedrò crescere negli anni dei giocatori che, spero, si riveleranno dei campioni. Speriamo poi che questi baby-fenomeni, una volta adulti non prendano strade di club più blasonati, ma non sono solito far processi alle intenzioni, quindi confido nella piena serietà di questa dirigenza che una volta affermati, i giocatori ci regaleranno gioie con la casacca che amo sin da quando sono bambino.

Ma torniamo alla mia dis-percezione. Quello che vedo, per essere chiari è un estenuante ticchete-tocchete orizzontale che mi rompe le palle in maniera galattica. Non facciamo un tiro in porta manco a pagare (Roma-Juve, noi solo 2 tiri in porta, di cui uno su rigore e una parata di Buffon in totale). Ci sono partite, che a mio modestissimo punto di vista perdiamo prima di entrare in campo: Genoa, Fiorentina, Udinese. Perché? Perché abbiamo incontrati allenatori che hanno letto la partita prima di entrare in campo, mentre noi come caproni, o forse come tori asturiani, siamo andati sempre e solo per la nostra strada. Ora, anche questo, forse, non è sbagliato.

Quello che trovo sbagliato, a tutti i livelli, dentro e fuori il campo di gioco, è la presuzione. Odio la presunzione di chi non guarda l’altro quando con l’altro si deve confrontare. Odio la presunzione di chi non vede che ci sono delle magagne, ed evidenti a mio avviso, in questa squadra.

Ho sempre una gran paura di chi è innamorato delle proprie idee e non riesce a vedere da un punto di vista almeno parzialmente oggettivo che qualcosa non va. Fortuna però che c’è chi, sempre dall’interno sussurra, che se non si gira a 23 punti “sono cazzi”. Ora, non credo che “siano cazzi”, non lo penso davvero e spero di non pensarlo, penso però che ha ragione quel qualcuno che durante la cena si alza, ci guarda dietro gli occhiali e con aria lievemente smarrita ci dice: “Sì, è così, dobbiamo tutti quanti cadere nell’allucinazione collettiva di una Roma in cui va tutto bene”.

E’ questa la verità: vivere una lunga e meravigliosa allucinazione. La Roma con la maglia rossa ma anche con una striscia blu e forse il giallo a formare la scritta Unicef. E se Lamela è più alto di una “pulce”, che importa, sempre argentino è, anzi è anche giovane.

Una lunga e folle allucinazione.