Tags

Related Posts

Share This

Sesso tra i templi

No. tranquilli, non sono impazzito e ho deciso di scrivere la nuova sceneggiatura di un film di Tinot Brass. Sono solo arrivato a Khajurao, da dove sto scrivendo seduto su un tappeto mentre ho 4 indiani che spiano dietro di me cercando di capire la casualita’ con cui le mie dita battono sulla tastiera.

circa due secoli fa, un inglese portato a spalla su una portantina e’ andato a sbattere contro una serie di templi, tutti immersi e ormai nglobati dalla foresta. fin li’, nulla di strano direte  voi, capita sempre che un cammello si rompe una zampa cadendo in una tomba di un faraone rendendo l’archeologo di turno il piu’ bravo di tutti. la cosa piu’ strana sono le sculture di questi templi: erotiche! insomma, accanto ai ben piu’ famosi lord Shiva e consorti varie, sono rappresentate figure che acrobaticamente si accoppano e copulano in tutte le posizioni del kama sutra. attenzione, non pensate male, fanno tantra, accmpiamenti trascendentali, no come noi beceri e materialisti europei. a parte questo, che non mi pare poca cosa, il luogo e’ davvero delizioso: un’oasi felice, lontano dai clacson e dallo smog delle altre citta’ che ho visitato. giardini verdi si aprono davani ai templi e continuano fino alle camere degli alberghi dotati di piscine e ogni comodita’ europea. ma questa e’ la nuova khajurao. alle spalle di questa c’e’ la khajurao vera, quella delle cast dei bambini che chiedono cioccolatini, penne e monetine, delle scuole strapiene, delle vecchiette che si lamentano tendendo la mano. dietro lo specchietto dell’occidente anche qui c’e’ la vera india e io proprio da questa vengo oggi. girare per le vie della citta’ vecchia e’ sempre un’emozione. i quartieri divisi per caste, i templi divisi per caste e le scuole danno davvero l’idea di cosa sia l'”inredible India” che campeggia su ogni manifesto pubbicitario. vero, potra’ anche essere il paese del nuovo miracolo economico, dove tutto diventa oro e tecnologia, ma sotto questo sottile strato di luccichio la realta’ e’ ben diversa.

accanto al tempio si avvicina un maestro di una scuola che sorge a pochi metri dai sacri accoppiamenti. i bambini lo seguono e lui con un gesto li rimanda all’interno delle quattro stanze vuote dove si tiene la lezione. mi permette di entrare e tutti all’unisono si alzono in piedi, solo un mio “sit down” li fa acomodare sui sacchi di yuta che fungono da banchi. cartelle allineate e grembiuli bul sporchi sono la cornice di una classe. bambini di tutte le eta’, 250 per la precisione si affollano in queste 4 stanze. ne pesca uno a caso il maestro e gli fa recitare una poesia. e’ un paese di agricoltori, non e’ important studiare mi spiega lui, ma regalare anche una speranza differente e’ qualcosa di importante. certo, a volte la speranza sembra un miraggio davvero lontano, e’ difficile immaginare come si possano allontanare da un villaggio dove sono nati e con tutta probabilita’ passeranno il resto della loro vita.

qualche giorno fa parlavo del’india come una grande mamma e sempre di piu’ cosi’ mi appare. certo, la grande mamma ha anche i suoi lati oscuri. una grande mamma che ti tiene in grembo ma non ti permette nemmeno di allontanarti troppo dal giardino di casa. quello che ancora non ho colto e’ se questo viene vissuto come una costrizione oppure come il classico movimento dondolante della testa che gli indiani usano per dire “Ok Sir!”.

domani via da qui, si va verso nord, mi manchera’ di sicuro un po’ la tranquillita’ di queste campagne, delle mucche morbidamente sdraiate in mezzo alla strada che riescono da sole a creare ingorghi apocalittici. mi mancheranno i chilometri di risaie e i bambini che si affollano davanti la macchina ogni volta che si apre uno sportello.

il mio tempo qui nel negozio di tappeti e’ giunto al termine, torno ai templi bizzarri di khajurao, torno dalla gente e dai suoi “which is your cuntry? how do you like India?”