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Vita e morte

oggi davvero pochissime righe, ma riprometo di tornare sull’argomento perche’ tra questa mattina e questo pomeriggio ho avuto due insegnamenti che raramente ti capitano nella vita. o meglio, capitano spesso, ma spesso sono sussurrati e le nostre orecchie sono troppo piene del rumore degli ipod per ascoltare quello che davvero c’e’ da sentire.

sono ancora a Varanasi, aspettando il treno ritardatario che tra poco mi condurras’ a Khajurao. oggi pero’ e’ iniziato davvero presto. alle 5 ero gia’ sulla barca che beccheggiava lieve sul gange, sulla grande madre di varanasi e forse dell’india intera. pochi colpi di remi e si apre davanti a me il rosso gat delle cremazioni. 4 pire che bruciano contemporaneamente, un corpo di donna avvolto in sahri rosso che attende il suo turno, il fumo che sale lento e pccoli pezzi di legno carbonizzati che corrono accanto allo scafo fermo della barca. bambini che vendono piccole candele galleggianti colorano l’acqua limacciosa e scura del fiume. ma la cosa che colpisce di piu’ e’ quanto la morte non venga percepita come da noi. non viene percepitacome un punto. la morte qui e’ una virgola. bambini corrorono proprio davanti alle pire funerarie, uomini e donne parlano vivacemente accanto al corpo del proprio caro che si sta tamutando in fumo e cenere. non e’ la morrte che porta via, e’ la morte che permettere di rinascere in un altro corpo o nel nirvana se si e’ piu’ fortunati.non c’e nemmeno per un attimo la disperazione che ci accompagna quanto salutiamo per l’ultima volta un nostro caro. non c’e’ una lacrima, c’e solo un rispetto che si trasforma nel piu’ naturale dei gesti, accettare la morte come un evento naturale e naturalmente, come se nulla li’ stesse accadendo le persone si comportano.

il secondo episodio, e taglio un bel pezzo di giornata pieno di persone e cobra, sikh e monaci e in una cittadina qui a pochi km da varanasi: sarnath, la citta’ del primo sermone del buddha gauthama. un vecchietto che mi faceva da guida raccontava delle varie reincarnazioni del buddha, quello che conosciamo noi e’ il 27simo buddha. raccontava quanto questi buddha avessero delle caratteristiche comuni, fisiche e spirituali. diceva anche che tra circa 3000 anni arrivera’ il nuovo buddha. ho detto quindi la mia cetinata:”beh peccato, non avro’ il piacere di consocerlo”. lui mi guarda stupito e dice:”ma certo che ci sarai!”. insomma, mi ero dimenticato totalmente della reincarnazione e dei vari livelli attraverso i quali la nostra anima deve passare. sembrera’ una cretinata ma il pensiero dell’esserci anche oltre questa vita mi ha dato una serenita’ incredibile. bello pensare quindi ad una trasformazione di quello che siamo in qualcosa d’altro senza che mai si abbandonino le nostre gioie e le nostre piccole materialita’ che pero’ fanno quel quotidiano che amiamo spesso e bestemmiamo sovente.

sapevo che varanasi qualcosa mi avrebbe dato. non e’ forse tutto questo piu’ grande di una foto o di un ricordo? non e’ forse l’incontrare un buddha sulla strada cio’ che ti cambia per sempre. ovvio che presto si torna alla quotidianita’ e si dimentica il modo di vivere tutto cio’, ma se anche in un miuto, quando serve, si apre quel cassetto della memoria che ti fa affiorare il ricordo del vecchietto che mi ha regalato il pensiero della trasformazione della vita, beh, allora varanasi, nella mia vita, ha avuto davvero un senso.

gira lento il ventilatore qui, fa caldo, tra poco il treno, freddo, mi portera’ via da qui, ma con dentro il calore di un dono ricevuto dalla grande madre.