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Scioperi, clacson e Buddha

Eh si, mi trovo qui a scrivere dopo qualche giorno che sono entrato a contatto con la grande mamma. non avrei altro modo che definirla: una grande mamma con grsndissime mammelle che riescono a sfamare, o almeno ci prova gran parte dei propri figli. raramente ho avuto la sensazzione che un popolo appartenesse realmente ad una terra. certo, tutti noi siamo legati al posto che ci ha sputato fuori, ma mai rimaniamo cosi’ irremediabilmente legati ad una terra che raramente ci concede quello che noi desidereremmo. ho capito questo leggendo la lonely, ovvia compagna di viaggio. leggevo di varanasi, mia prossima tappa. leggevo che gli indiani, hindu, decidono di andare a morire li’ perche’ cosi’ si interrompe il ciclo delle reincarnazioni. il passo e’ breve: qui e’ un granb casino e me ne voglio tornare lassu’ a parlare con shiva, visnu o chi altro. ma sto andando troppo oltre, sono gia’ arrivato al treno che e’ argomento di poche ore fa.

tutto inizia alle 4 del mattino a fiumicino. “sciopero signor pocchi, il suo volo per calcutta e’ cancellato

“. per andare in india pero’ nella vasligia devi fare il carico di pazienza per affrontare tutti gli imprevisti possibili. si’, ma tutti gli imprevisti possibili non contemplano uno sciopero generale del trasporto aereo del popolop piu’ efficente del golobo: i tedeschi. proprio cosi’, dopo 15 anni i nostri amici teutoni decidono di scioperare. ed io sono costretto a farmi una piccola escursione a bangkok. alle 10 del mattino successivo, quindi 30 ore dopo atterro a bangkok per prendere una coincidenza che per coincidenza mi porta a kolkata. tralascio le ore passate in aeroporto perche’ lunghe e poco interessanti, arriviamo al centro del problema, se di problema si tratta: calcutta!

calcutta ti accoglie con una zaffata di curry r una strombazzata di calcson. un rumore assordante, un caldo che ti abbraccia, un odore che ti riempe. mai avrei potuto pensare che gli spazi vuoti si potessero riempire di cosi’ tanti oggetti solidi, macchine, cani uomini che siano. un addensamente che nemmeno un vaso di marmellata stracolmo puo’ immaginare. calcutta e’ un tir che ti arriva addosso mentre stai fermo a cercare di capire dove sei. un tir pieno di emozioni, odori e umanita’. non c’e’ mil taj mahal a calcutta, ci sono 14 milioni di persone. 14 milioni di persone, tutte per strada che fanno qualcosa che tu non capisci. vendono una zucchina, tendono la mano, gridano taxi o ti caricano in un riscio’, tirato rigorosamente a mano, per portarti anche a 100 metri da dove sei. sembra di tornare indietro di secoli quando vedi le matrone, avvolte nei colori dell’arcobaleno, coprirsi con un ombrello mentro un conducente scalzo urla alle macchine che rispondono a clacson. ogni incorcio e’ un urlo sordo di macchina, ogni passante e’ un colpo sul calcson, ogni attimo di silenzio e’ riempito da qualcosa. solo la sosta al semaforo e’ silenzio, un silenzio irreale di tempo fermo quando tutti spengono i motori per guadagnare in benzina una frittella per la sera. la sera, che strano momento la sera. ogni angolo e’ un giaciglio, un posto dove sdraiarsi. poco importa che li’ passano le macchine, ogni angolo e’ una casa, calcutta e’ la casa, non un indirizzo sperso in qualche vicolo buiio e umido.

gli odori dono i re e le regine del tempo che passano. si passa dal rancido petrolio sputacchiato da motori improbabili al flagrante odore dei fiori donati a khali. quando poi si ha la fortyuna di cadere nel mercato dei fiori il rancido di cio’ che sta marcendo si fonde ai fiori ancora intatti e intonsi prenotati dalle divinita’. ti viene da pensare quando li vedi affollarsi e ammassarsi per regalare un fiore a khali o shiva se non sia davero questa la cosmogonia universale. dei cattivi e arrabbiati che tengonop ase i loro figli un po’ per la paura delle loro rabbie o per l’attaccamento a quel poco che posseggono!

dopo molte righe non riesco a descrivere calcutta. calcutta e’ un grande contrasto. palazzi vittoriani in decadena lasciano spazio a mercati pieni di fango, cumuli di rifiuti scavati da abitanti che altro spazio non hanno trovato si affacciano davanti a ristoranti le cui porte sono aperte ad occidentali che frusciano di biglietti verdi. odori che si intrecciano, parole che si mescolano ai rumori delle macchine. anche il tempo sembra essere indeciso sul da farsi. pioggia e sole si alternano come i secondi di un orologio. ma che cambia? assolutamente nulla. se prega nel sole, si prega nella pioggia, si vive cosi’ a calcutta. si prende cio’ che l;a grnde madre ti regala, attimo per attimo.

arriva il giorno (ieri ndr.), che calcutta la devi lasciare. senti gia’ che qualcosa ti ha preso. non so dire cosa ma ti portyi dentro i colori e sorrisi delle persone. un biano e un azzurro di un sahari bianco di una delle suore della carita’, un giallo di chicken byrani, un arancione di una veste dedicata a shiva. ti manca gia’ qualcosa perche’ calcutta te l’ha preso senza chiederti il permsso. ma forse qualcuno di loro ha mai chiesto a brahama di essere sputato-reincarnarnato in un caldo umido di 14milioni di persone sotto i’assordante rumore di un clacson che incrocia un passante?

ma arriva il treno. si passa la fila di quelli che attendo che si liberi un posto., nmoi siamo turisti, noi abbiamo i nostri vagoni, noi abbiamo la nostra ria condizionata. destinazione: bodhgaya, da dove vi sto scrivendo.

per chi non lo sapesse qui il buddha sotto un bel albero ha raggiunto la sua illuminazione. attorno a questo alberrop e’ nato il piu’ grande centro di studi buddhisti del mondo. ogni nazione devota al principe siddharta ha costruito un tempio per pregare vicino a dove tutto e’ nato. un arcobaleno di arancione si affolla tra le strade. piedi scalzi si allontano dagli scaffali dove si riposano le scarpe fangose. silenzio e serenita’ irreali si nascondono negli angoli dei templi quasi a dimenticare i clacson di calcutta e di ogni incrocio indiano.

per ora e’ questa l’india che ho visto: una grande mamma rumorosa e sbraitante che ha le mammelle gonfie che hanno il sapore del curry piu’ piccante

domani ancora un giorno dedicato al buddha per tuffarmi del tutto nelle braccia di shiva nel grande santuario che e’ varanasi.

e come sempre grazie per chi mi legge, grazie a chi mi scrive.