Le lacrime e lo “sticazzi”

No, non voglio scrivere un post su quanto si debba stare vicini al giappone o su quanto si debba piangere le vittime di una tragedia ai limiti di un film di Roland Emmerich. No, le lacrime di cui voglio parlare stasera sono quelle di un’immensa dignità che accompagna in ogni momento le azioni di un popolo che piegato, schiacciato, affogato, irradiato, mai si spezza e affronta le sciagure piegandosi aspettando solo il momento di rialzarsi.

Chi di noi non ha pensato:”ma guarda sti matti che si mettono la fascetta in testa, urlano Banzai! e si schiantano contro gli aerei”? Chi di noi non ha riso pensando alle fortunate trasmissioni della Gialappa del Generale Puzzerstofen?

E loro sono senza dubbio questo. Sono anche altro, molto altro a dire il vero. E’ lo stesso popolo che riesce a trovare 50 operai che da volontari si calano nel nocciolo di una centrale nucleare in esplosione per cercare di arrestare le fughe novice di radiazioni. Noi, in tutto il nostro “meraviglioso Paese” troveremmo 50, ma anche 10, volontari che farebbero lo stesso? Siamo sicuri che troveremmo delle persone pronte a rinunciare a Maria de Filippi o ai plastici del buon Bruno Vespa per sacrificarsi in virtù del bene comune? Lo stesso bene comune che dimostriamo quotidianamente parcheggiando in doppia fila, tagliando la coda, buttando la carta per terra o cercando di fregare l’altro. Sì proprio quel bene comune sacrificato sull’altare del “Eh ma siamo in Italia”. Insomma, sarò pessimista ma ho grandi dubbi.

Poi, accendi la televisione, ascolti le notizie sul terremoto e vedi il responsabile dell’energia nucleare in Giappone scoppiare a piangere durante la conferenza stampa ammettendo che le fughe radiattive ormai sono quasi fuori controllo. Ci immaginiamo noi, un nostro governante piangere per un misfatto che tutto sommato nemmeno è troppa colpa sua? Si può prevedere uno dei terremoti più devastanti della storia dell’umanità? No, lui sta lì, mette il suo faccione con gli occhi a mandorla e piange. Piange per la sua dignità distrutta. Piange per l’impossibilità di fare qualcosa per la sua comunità.

E noi? Noi ne abbiamo molte altre di soluzioni. Noi avremmo fatto un’inchiesta a cui sarebbe seguita una commissione, un’indagine sul perchè, un matto che ci racconta che aveva telefonato a tutti per avvertirli che sarebbe arrivato un terremoto. E dopo l’inchiesta, dopo qualche mese intendo, magari vinciamo i mondiali e tutto passa nel grande catino dello “sticazzi”. Eh sì, viviamo nello “sticazzi”. Sparano a Togliatti, ma Bartali vince il Tour de France, quindi un pò “sticazzi”. Poi arrivano le elezioni, il Signor “Paraculo vi-costruisco-un-milione-di-appartamenti” vince e tutto passa in cavalleria, perchè in fin dei conti: sticazzi!

Ma torniamo di là: lontano, lontano. Nel vedere quello che è accaduto, nel veder fiorire il Sol Levante nei profili Facebook a me è venuta in mente una sola immagine, forse una delle più famose del Giappone: L’onda del Maestro Katsushika Hokusai. Lì sullo sfondo c’è il monte Fuji, il simbolo più sacro del Giappone. E allora non è questa la sintesi più forte di quello che sta accadendo?

E noi? In fin dei conti: sticazzi!