La storia di B. il nanetto Nov09

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La storia di B. il nanetto

Ho una storia da raccontare, una storia che parte da un presente che affonda le radici nei libri di storia. La storia di B.

C’è una volta B., era basso B., molto molto basso. E, come anche cantava De André, c’è sempre da temere di chi ha “il cuore troppo troppo vicino al buco del culo”. Bene, ma questo B. un pochino stava simpatico agli italiani, quando faceva i discorsi, da balconi o predellini, la gente si strattonava per potergli sfiorare una mano. Era un uomo del popolo B., e dal popolo veniva. Da quelle campagne piene di nebbia e nulla. Una storia personale che affonda le radici nel socialismo. “Socialista” amava definirsi e dal socialismo trasse le sue prime fortune. Poi capì che il popolo era una bella bestia da sfruttare, da domare facendole credere di non essere in gabbia, illudendola che di volta in volta erano proprio loro, per l’amore incondizionato verso il nostro piccoletto B., a scegliere di farsi governare. Ma questo B. non cresceva di altezza nonostante l’età avanzasse. Anzi, accadde anche un dramma a questo B., inizio a perdere i capelli. “Eh no, disse lui, basso sì ma pelato no, questo proprio non ci voleva”. Poi come tutti i maschi italiani aveva due grandi passioni: calcio e le donne. E allora B. decise che doveva far vincere la squadra della sua città per mettere almeno al sicuro, sugli almanacchi Panini, il suo nome come. E le donne poi. “Devo dimostrare, penso lui, che nonostante sia basso e senza capelli, B. è uomo dalla testa (non dai capelli appunto) ai piedi”. E allora B., sposato e con figli, decise che una donna non bastava e inizio con l’amante. Ma questa amante non poteva essere la classica amante che si nasconde dietro l’armadio se torna la moglie. No, no, l’amante deve essere conosciuta da tutti. Perchè B. è maschio, mica un nanetto! Così facendo, giorno dopo giorno passano venti anni. E B., sempre più sicuro della sua levatura (morale e non fisica) prese sempre più potere. B. era colui che decideva, ma B. era anche uno qualunque. B. era quello che faceva i discorsi, ma era anche B. l’operaio, B. lo spazzino, B. lo sciupafemmine.

E poi? E poi B., proprio per il più grande difetto del popolo italico, l’invidia, iniziò a stare antipatico a tutti. Eh sì, B. era un nanetto che andava a letto con tante donne, ma solo lui ci andava a letto. E gli altri italiani? B. era un nanetto che aveva tante case, ma solo lui faceva le feste in quelle case. E gli altri italiani?

No, non andava proprio bene così e B. si incamminò triste verso il viale del tramonto. Ma B. proprio non ci stava a finire in rovina. “Perchè b. è grande (sempre in senso morale), sbraitava, B. il capo e padrone di tutto!”. E i suoi amici erano vicini B. Lo accudivano e accompagnavano il suo declino incitandolo ad esagerare i suoi comportamenti, perchè B. il nanetto può tutto!

Allora B. decise, nei momenti liberi, di andarsi a riposare nelle sue case vicino l’acqua. Perchè l’acqua, a B., lo rilassava tanto. E quindi tra riposo e lavoro la vita di B. scorreva tranquillo finchè un suo amico, quasi il sangue del G. decise di tradirlo. E allora l’ira di B. fu tremenda: lo caccio dal partito ma soprattutto dal suo stretto giro di collaboratore. “G. è un traditore, urlava nelle stanze vuote, G. deve tutto a me e proprio a me ha deciso di tirare nel fango!” Questo per B. era inaccettabile. Rimase però solo soletto, con tante case, ma poco amore. L’amore della gente, che lui tanto amava era scomparso. L’amore dei suoi amici si tramutò presto in interesse.

Ma proprio qui che la storia finisce perchè non sono questi i luoghi per raccontare un finale che potrebbe essere brutto. E B. il nanetto, tutto sommato, non merita un finale brutto, almeno in un racconto, ben inteso.

Vi lascio qui, quindi, ad immaginare quale possa essere il finale e a raccontarlo voi se vi aggrada. Ma io lo so chi pensate sia questo B. il nanetto e sono ancora più convinto che pensiate che G., l’amico traditore, si chiami Gianfranco. Ma vedete? Così non è. O meglio non voglio darvi la certezza che la verità sia la vostra immaginazione. Avete mai pensato, leggendo la storia di B. il nanetto, che il suo nome per intero sia Benito e l’amico traditore sia Galeazzo? Ah sì, poteva anche essere altro? Lo dite voi, io non l’ho mai pensato.

Come tutte le storie che si rispettino, vi regalo anche la colonna sonora, o meglio, la canzoncina che amava cantare B. da solo, vicino all’acqua quando G. già l’aveva tradito.

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