Mal d’Africa Nov08

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Mal d’Africa

E’ lunedì, piove, sono davanti ad uno schermo acceso.
Sono questi i momenti in cui mi vengono in mente i posti che ho visto. Quelli con tanta polvere, con gli spazi immensi e con un’umanità che toglie il respiro. Questi sono i momenti in cui penso all’Africa.
Prima di fare il mio primo viaggio in Africa, ho sempre pensato che “il mal d’Africa” fosse un qualcosa bello da mettere nero su bianco ma che fosse qualcosa di informe un pò come la “saudade” dei brasiliani. Così non è.
L’Africa ti entra dentro come una lama affilata e non esce più. Ti lascia una ferita che nasconde qualcosa di bello, una sensazione di mancanza sempre presente.
Ormai sono due anni che non torno in Africa. Potrebbe sembrare un tempo breve, ma nulla in Africa è breve. Tutto è dilatato: gli spazi, le distanze, il tempo. Tutto sembra fermo al momento che il primo muzungu ha messo piede nella madre di tutti i continenti. Forse è proprio questo. Anzi, ne sono sicuro, è proprio questo a creare un cordone ombelicale indissolubile con chi ha un momento per vivere l’Africa. Non si può viaggiare in Africa pensando di voler vedere tutto solo superficialmente. Il ricordo non sarebbe quello reale. Potrebbe apparire infatti vuota, scomoda e anche crudele. L’Africa è tutto questo, ma è solo la scorza di un frutto dolcissimo. Una castagna è solo spine? Ci vuole la pazienza di aprirla, sbucciarla e poi arrostirla per sentirne l’odore. Per l’Africa avviene il contrario. E’ lei a prenderti, sbucciarti e buttarti a terra sotto al sole finchè non arrostisci lentamente. Solo allora davvero capisci che vuol dire stare in Africa.
Difficile affidare alle parole delle sensazioni così forti. Non ci sono monumenti da descrivere, non sono le montagne a legarti a lei, non sono le bestie a voler tornare anno dopo anno. Sono sensazioni forti e immateriali come la polvere che ti entra nelle narici e arde la gola e lo stomaco.
Questa è la mia Africa.
Un grazie particolare a Cristiana che ha realizzato questo video.

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